L’evoluzione dei blocchi di cottura

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I blocchi cottura rappresentano un insieme di attrezzature modulari incassate in un’unica struttura, a seconda delle proprie esigenze e gusti.

Possono essere di due tipi:
- Blocchi cottura tradizionali: comprendono tutte le attrezzature assemblate a moduli e munite di forno statico. Molto spesso sono a fronte unico ma, se installate su delle isole, possono essere a doppio fronte per un utilizzo su entrambi i lati.
- Blocchi cottura su zoccolo: strutture uniche fatte su misura e appoggiate su zoccoli in muratura piastrellati. Estremamente eleganti e raffinati, non sono però componibili e modulari: una volta montati non possono essere modificati.

Ogni singolo modulo dei blocchi di cottura ha una specifica funzione.

- Tuttapiastra: raramente prevista, è formata da una superficie di ghisa e da un bruciatore a gas. Svantaggi: riscalda molto l’ambiente e deve essere accesa per tempo.
- Fornelli a gas: i più utilizzati sono formati da bruciatori (solitamente in ghisa) di varie dimensioni e potenze.
- Fornelli o piastre elettriche: piani di cottura ad alimentazione elettrica con comandi dotati di commutatori per la regolazione della temperatura. Possono avere piani di cottura in vetroceramica a infrarossi (o a irraggiamento), che consentono cotture più rapide e facilitano la pulizia.
- Piani di cottura a induzione: piani in vetroceramica contenenti un induttore che crea un campo magnetico quando vi si posa una pentola in materiale ad alto residuo ferroso. A differenza dei piani di cottura tradizionali (conduzione e irraggiamento), la conversione energetica in calore avviene direttamente nel recipiente di cottura. Questa tecnologia sta scalzando tutte le altre per i vantaggi che offre: facile pulizia, risparmio energetico, minor dispersione di calore, più sicurezza e facilità d’uso.
- Elementi neutri: piani d’appoggio tra un’attrezzatura riscaldante e un’altra.

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I forni a microonde, rigeneratori di cibo

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I forni a microonde sono apparecchi di piccole dimensioni in cui un dispositivo, chiamato magnetron, genera un campo elettromagnetico (radiazioni a microonde). L’oscillazione del campo elettromagnetico è capace di trasmettersi alle molecole dei cibi, principalmente in quelle che contengono acqua, ma anche in quelle contenenti lipidi, proteine e zuccheri. L’oscillazione delle molecole si traduce in calore e dà luogo alla cottura dei cibi. Le onde elettromagnetiche sono opportunamente direzionate per garantire una diffusione uniforme. I forni a microonde si prestano sia a tecniche di cottura di base, sia a tecniche sofisticate, ma soprattutto sono ideali per rigenerare e riscaldare le pietanze o per decongelare i surgelati. Per ogni operazione è consigliabile usare recipienti adatti alla penetrazione delle microonde, privilegiando materiali plasticr, ceramici e vetrosi (il pirex è stato concepito proprio per questo tipo di macchine). Sono invece sconsigliati i materiali metallici.

La particolarità di questo genere di cottura, meglio definibile come riscaldamento è che i recipienti di cottura si scaldano solo per induzione, a causa della vicinanza con
il cibo colpito dalle microonde. Un grande svantaggio è rappresentato dal fatto che è  impossibile effettuare una rosolatura. Per ovviare a questo inconveniente, i nuovi forni hanno un grill (resistenze elettn‘che) posto sul cielo (microonde combinati).

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I forni a legna: un lusso che pochi si possono premettere

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I primi forni furono costruiti dagli Egizi ed erano a doppia camera: in quella sottostante si accendeva il fuoco, mentre in quella superiore si cucinavano i cibi. I Greci e i Romani utilizzarono invece la camera unica, con il fuoco in un angolo e il cibo che cuoceva a fianco. I forni a legna oggi funzionano nello stesso modo. Sono costituiti da una base e da una cupola a volta in mattoni refrattari, da una bocca con sportello e da una serie di accessori che variano in base ai modelli Fondamentale è la presenza di un termometro per controllare la temperatura in camera.
I forni a legna sono usati quasi esclusivamente nelle pizzerie e in qualche panificio. In casa sono poco diffusi. Le difficoltà di gestione, manutenzione e approvvigionamento della legna, i costi elevati di costruzione e il rischio di incendi ne scoraggiano l’uso.

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Frullatore? Chiamatemi cutter

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Alla categoria dei frullatori appartengono diverse tipologie di attrezzature specifiche di cucina.

Cutter da tavolo: classici frullatori professionali, composti da blocco motore, vasca estraibile e coperchio. Possono essere dotati di innumerevoli accessori, quali lame, spatole, fruste, ecc.

Omogeneizzatori: sono simili ai cutter. Riuniscono in un unico apparecchio le qualità del cutter e del blender (un frullatore molto usato nei bar). Il coperchio è a tenuta stagna e sono muniti di braccio raschiatore. Sono ideali per preparare frullati liquidi.

Cutter sottovuoto: poco utilizzato in cucina se non in quelle professionali. Il sistema di taglio sottovuoto evita l’ossidazione degli alimenti, che si omogeneizzano senza che si formino bolle d’aria.

Frullatori o mixer a immersione: sono formati da un corpo motore impugnabile e da un fusto in acciaio con gruppo smontabile di coltelli. I mixer combinati prevedono un unico corpo motore intercambiabile con il gruppo di coltelli per frullare o la frusta per montare.

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Planetarie: un universo sconosciuto

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Di svariati modelli e misure, le mescolatrici planetarie compiono moltissime operazioni: impastano, montano e miscelano molte preparazioni di cucina, gelateria, pasticceria e panetteria. Sono munite di accessori di base, quali fruste, spatole e uncini ma possono essere agganciati al gruppo motore anche accessori di altro utilizzo, quali tirapasta, tritacarne, tagliaverdura. Tra le principali tipologie di mescolatrici ricordiamo:
- impastatrici planetarie: le più comuni in cucina per la loro versatilità, prendono il nome dal particolare movimento rotatorio che compie la macchina;

- impastatrici a spirale: usate soprattutto nei laboratori di panetteria per confezionare l’impasto del pane; sono dotate di un gancio a spirale che impasta, mentre la vasca ruota in senso inverso;

- impastatrici a braccia tuffanti: usate per panificare, sono dotate di due braccia meccaniche che effettuano il movimento dell’impasto manuale;

- impastatrici a forcella: usate per panificare, sono simili all’impastatrice a spirale, dalla quale si differenziano per il fatto di avere una forcella invece della spirale.

 

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Le scoperte in cucina

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Molti degli oggetti che adoperiamo quotidianamente in cucina sono più antichi di quanto si pensi. Ecco un piccolo elenco dell’evoluzione dell’attrezzatura in cucina:

1320 In Europa si utilizzano le prime pentole

1680 il francese Denis Papin inventa la pentola a pressione

1837 Denis Sharp crea la cucina a gas

1865 Louis Pasteur realizza il processo di pastorizzazione

1913 a Chicago viene venduto il primo frigo domestico

1915 Clarence Birdseye inventa la surgelazione

1916 Helbert Johnstone crea il frullatore

1945 Percy Spencer inventa il forno a microonde

1954 Marc Grégoire scopre per caso il rivestimento in teflon per le pentole

1960 in America si comincia a cucinare sottovuoto

1990 viene inventata la piastra a induzione

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Non solo pirex

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In cucina si utilizza soprattutto il pirex: molto adatto per la fabbricazione di recipienti di cottura come pirofile o cocotte, resiste alle alte temperature ma non sopporta gli sbalzi. Per ovviare a questo inconveniente si può utilizzare il piroflam, di colore bianco. Entrambi i materiali sono perfetti per le cotture in microonde.

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