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L’evoluzione dei blocchi di cottura

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I blocchi cottura rappresentano un insieme di attrezzature modulari incassate in un’unica struttura, a seconda delle proprie esigenze e gusti.

Possono essere di due tipi:
- Blocchi cottura tradizionali: comprendono tutte le attrezzature assemblate a moduli e munite di forno statico. Molto spesso sono a fronte unico ma, se installate su delle isole, possono essere a doppio fronte per un utilizzo su entrambi i lati.
- Blocchi cottura su zoccolo: strutture uniche fatte su misura e appoggiate su zoccoli in muratura piastrellati. Estremamente eleganti e raffinati, non sono però componibili e modulari: una volta montati non possono essere modificati.

Ogni singolo modulo dei blocchi di cottura ha una specifica funzione.

- Tuttapiastra: raramente prevista, è formata da una superficie di ghisa e da un bruciatore a gas. Svantaggi: riscalda molto l’ambiente e deve essere accesa per tempo.
- Fornelli a gas: i più utilizzati sono formati da bruciatori (solitamente in ghisa) di varie dimensioni e potenze.
- Fornelli o piastre elettriche: piani di cottura ad alimentazione elettrica con comandi dotati di commutatori per la regolazione della temperatura. Possono avere piani di cottura in vetroceramica a infrarossi (o a irraggiamento), che consentono cotture più rapide e facilitano la pulizia.
- Piani di cottura a induzione: piani in vetroceramica contenenti un induttore che crea un campo magnetico quando vi si posa una pentola in materiale ad alto residuo ferroso. A differenza dei piani di cottura tradizionali (conduzione e irraggiamento), la conversione energetica in calore avviene direttamente nel recipiente di cottura. Questa tecnologia sta scalzando tutte le altre per i vantaggi che offre: facile pulizia, risparmio energetico, minor dispersione di calore, più sicurezza e facilità d’uso.
- Elementi neutri: piani d’appoggio tra un’attrezzatura riscaldante e un’altra.

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Come cucinare la pasta eco-sostenibile?

millumino

M’illumino di meno è la manifestazione sull’eco-sostenibilità organizzata ogni anno dal programma radiofonico Caterpillar - Radio2.
Il movimento, che il 15 febbraio culminerà con la grande Festa del risparmio energetico, si propone di spegnere simbolicamente tutt’Italia e promuove le buone pratiche di:
1. razionalizzazione dei consumi energetici e riduzione degli sprechi;
2. produzione di energia pulita;
3. mobilità sostenibile (bici, car sharing, mezzi pubblici, andare a piedi);
4. riduzione dei rifiuti (raccolta differenziata, riciclo e riuso, attenzione allo spreco di cibo).

Anche noi di Menuetto “votiamo” M’illumino di Meno e vi proponiamo due tecniche di preparazione della pasta attente all’ambiente: la prima è a basso consumo di acqua mentre la seconda è a basso consumo di gas.
Per l’esperimento abbiamo utilizzato delle penne rigate (nello specifico, quella nella confezione gialla e blu) e dopo un’accurata degustazione abbiamo stilato il verdetto.

Vediamo nel dettaglio i due procedimenti.

Cottura a basso consumo di acqua
Servirsi di una pentola a misura della quantità di pasta da cuocere in modo che la stessa sia disposta uniformemente sul fondo del tegame. Ricordate il peso della pasta perché a questo punto bisognerà versare il doppio della quantità in acqua. Un pizzico di sale e accendere il gas. Appena l’acqua bolle, coprire con un coperchio e ridurre il fuoco quasi al minimo. All’interno della pentola rimarrà il vapore e se utilizzate un coperchio in vetro potrete vederne l’effetto.
Trascorso il tempo indicato sulla confezione, aprite il coperchio e far evoporare per qualche istante. Spegnere il fuoco e servire (non rimarrà neanche un po’ d’acqua da scolare).

Cottura a basso consumo di gas
Nella classica pentola, portare a ebollizione l’acqua, salare e versare la pasta. Lasciar bollire per due minuti, coprire successivamente con un coperchio e spegnere il gas.
Lasciare in ammollo la pasta per il restante tempo di cottura (quello indicato sulla confezione). A fine cottura, scolare e servire.

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